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Cosa sono le comunità energetiche?

Una comunità energetica è un gruppo di individui, aziende o enti che collaborano per produrre, consumare e condividere energia rinnovabile in un’ottica di sostenibilità e autosufficienza. Queste comunità possono utilizzare energie rinnovabili come pannelli solari, turbine eoliche e batterie per generare e immagazzinare energia, riducendo così la dipendenza dalle fonti tradizionali e contribuendo alla transizione verso un sistema energetico più pulito e decentralizzato.

In cosa consiste una comunità energetica?

Una comunità energetica nasce quindi, dall’iniziativa di singoli cittadini, che si uniscono ad attività commerciali, enti locali, e imprese di ogni genere, con lo scopo di realizzare un approvvigionamento autonomo di energia, utilizzando le fonti rinnovabili con una serie di vantaggi dal punto di vista dei costi e della preservazione del territorio e dell’ambiente.
Si tratta di un modo per produrre da soli l’energia necessaria al sostentamento della comunità, con la possibilità di cedere il surplus sul libero mercato, sempre più ampio e fornito rispetto al passato.

I prezzi e le modalità di vendita sono regolati dalla legislazione italiana, così come la formazione di tali comunità energetiche, che richiede la produzione di una serie di documenti per ottenere i permessi del caso. Vediamo quindi come si articola tale comunità.

Ogni membro riveste il ruolo di socio e ha la possibilità di godere di un proprio POD, da utilizzare per ottenere l’energia elettrica utile alla sua vita e alla sua attività.
Tutti i POD sono collegati a un’unica rete, che si basa su materie prime rinnovabili e alternative.
Per non andare contro la legge, è necessario che questa distribuzione non costituisca attività industriale o fonte primaria di sostentamento per nessuno dei membri della comunità.

Quali sono i vantaggi e gli scopi di una comunità energetica?

La comunità energetica è un’idea recente, che nasce dall’esigenza di combattere alcuni comportamenti scorretti che sono propri della nostra società.
In primo luogo sono molte le persone che per povertà e indigenza non possono godere dell’energia elettrica per vivere, che pertanto sono incluse all’interno di un sistema che le tutela e garantisce a tutti il proprio fabbisogno giornaliero.

La lotta avviene anche contro il caro bollette che, complici gli accadimenti politici degli ultimi mesi, sono schizzate alle stelle e sono comunque in continua oscillazione, generando dei pagamenti mensili che sono ben al di sopra delle possibilità di alcune famiglie. Inoltre, lo scopo delle comunità energetiche è il mancato sfruttamento delle risorse non rinnovabili, delle quali il pianeta rimarrà presto a corto, con gravi crisi e conseguenze a livello mondiale.
Si sfrutta, pertanto, la soluzione eolica o solare, montando degli impianti a norma di legge e vendendo eventuali eccedenze sul libero mercato.

Ciò che queste iniziative vogliono dimostrare è come si possa gestire il pianeta in maniera maggiormente sostenibile dal punto di vista economici e ambientale, tornando ai piccoli centri che si occupano da soli del proprio sostentamento e boicottando la grande distribuzione.
Gli impianti che possono essere finalizzati a una soluzione di questo genere possono essere nuovi o già presenti, adeguati alle esigenze o mantenuti per una parte come prima, a patto che la loro potenza non superi 1 Mw a fronte dei 200 Kw decisi in precedenza.

Quali documenti bisogna produrre per costituire una comunità energetica?

Per costituire una comunità energetica è necessario costituire una società giuridica, cioè un’associazione di settore o una cooperativa.
In questa sede vengono specificati tutti i soci e i partecipanti, in modo che siano chiare le quote e i ruoli.
L’iter prevede che venga designata un’area di competenza, così da circoscrivere il luogo all’interno del quale dovrà essere installato l’impianto.
Non serve che lo spazio sia di tutti i soci, può essere anche di un solo membro oppure essere messo a disposizione di un soggetto terzo, a patto che si trovi in prossimità delle attività commerciali e delle residenze dei cittadini.

Ogni membro della comunità deve poi installare necessariamente uno smart meter, cioè un contatore di ultima generazione che ha il compito di calcolare il consumo e fornire il quantitativo di energia richiesto.

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Render fotorealistici: i vantaggi per i professionisti

Il rendering fotorealistico (anche semplicemente rendering o render) è l’operazione mediante la quale un oggetto o un ambiente vengono rappresentati in modo realistico attraverso un’immagine talmente simile alla realtà che sembra una fotografia. L’aspetto interessante del rendering fotorealistico è che l’immagine dell’oggetto o dell’ambiente che si va a creare può essere sia già esistente che ancora nella mente dell’architetto, dando quindi la possibilità di mostrare quale sarà l’aspetto reale del progetto finito.

 

L’operazione viene realizzata attraverso il computer e viene chiamata in termini tecnici CGI, ossia Computer-generated imagery, oppure più precisamente Photorealistic CGI rendering, visto l’obiettivo finale dell’elaborato. Si lavora al computer partendo da un modello tridimensionale, aggiungendo colori e fonti di luce che rispecchiano quello che sarà il risultato dell’oggetto o dell’ambiente reale. Diventa quindi “fotorealistico” proprio quando si aggiungono tutti quei dettagli (luce, colori, prospettive, …) che rendono il progetto digitale una fotografia.

 

Questo strumento di progettazione ed elaborazione digitale è principalmente utilizzato da architetti e designer per dare vita alla creatività in tempo reale e permette ai clienti di visualizzare il progetto reale.

 

Non solo, il render fotorealistico si presta bene anche in altri ambiti: videogames, pubblicità e mostre d’arte in cui si inseriscono modelli 3D già esistenti o semplicemente progettati; ma anche per tour virtuali e computer grafica nella realtà aumentata collegata a programmi come la progettazione BIM.

 

Perché dunque utilizzare il rendering fotorealistico?
Sicuramente il fatto di ottenere un’immagine simile, se non uguale, alla realtà ha i suoi vantaggi.

 

Visione completa del progetto

Immaginate di voler analizzare come un mobile possa essere percepito all’interno di un ambiente. Grazie al rendering si possono realizzare diverse varianti dello stesso senza doverle produrre tutte da capo. In questo modo il cliente avrà una visione completa del risultato. Inoltre si possono creare versioni dello stesso mobile anche con caratteristiche particolari, per esempio il colore o il materiale. Sicuramente un grosso vantaggio quando si deve esporre il proprio lavoro e la multi-adattabilità del mobile secondo le esigenze del cliente. Quest’ultimo si sente così immerso in una realtà virtuale in cui prospettive, angolazioni, luci e colori saranno quelli reali.

 

Problemi ed errore

Proprio grazie al fatto che con il rendering si possa vedere l’oggetto o l’ambiente da diverse angolazioni, è possibile anche così accorgersi di eventuali errori o problemi attraverso funzionalità che consentono di angolare meglio la visuale.

 

Risparmio di tempo e ottima comunicazione

Non solo chiarezza del progetto per il cliente, ma anche ottima comunicazione e risparmio di tempo per il professionista stesso. Grazie al rendering fotorealistico, l’architetto riesce a comunicare al meglio ciò che è il progetto, evitando quindi incomprensioni. Inoltre può utilizzare il rendering anche per testare un prodotto non ancora esistente, analizzando quale impatto potrebbe avere sulla clientela.

 

Suscita emozioni

Proprio grazie al fatto di ottenere un’immagine quanto simile alla realtà, si riesce nel migliore dei modi a trasmettere ciò che verrà creato e rendere protagonista il cliente in quello che è il risultato finale: un’esperienza immersiva, ricca di particolari, curata nei dettagli. In questo modo anche la strategia di business ne beneficia. Si fondono così non solo il lato tecnico ma anche quello emozionale, creando una vera e propria esperienza di progettazione e acquisto.

 

Il rendering fotorealistico è il nuovo modo di comunicare i progetti, è mostrare ciò che sarà la realtà e coinvolgere nel modo più assoluto il cliente. In poche parole, possiamo dire che grazie al rendering fotorealistico si può, in un certo senso, vedere il futuro. È capire come luci e ombre, materiali e colori formano un oggetto o un ambiente e comunicano al meglio ciò che sarà la realtà.

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Nuvola di punti: il rilievo tridimensionale

Per poter intervenire in un edificio è sicuramente necessario averne un rilievo: tanto più sarà preciso il rilievo, tanto migliore e semplificato sarà poi il lavoro che verrà fatto su di esso. Se prima si utilizzavano grandi fogli di carta su cui dover riportare nel minimo dettaglio il disegno dell’edificio o dell’area interessata oggi la tecnologia semplifica di gran lunga le cose, proponendo soluzioni davvero molto fedeli alla realtà.

 

La tecnologia moderna ha reso il processo sempre più semplice, grazie all’unione di fase di rilievo e tecnologia BIM (Building Information Modeling) che ottimizza quella che è la creazione di ciò che viene chiamata nuvola di punti. Per realizzare la nuvola di punti è necessario ricorrere al processo Scan to BIM che prevede scansione laser 3D, Structure for Motion e rilevamento tramite fotogrammi ad alta definizione, da cui risulta una nuvola di punti base utilizzabile per la modellazione BIM. La nuvola di punti è quindi ciò che si ottiene da questo risultato con laser scanner.

Per sintetizzare potremmo definire la nuvola di punti

 

  •  il risultato del rilievo di un determinato oggetto secondo un modello tridimensionale dello stesso grazie a una rilevazione laser scanner 3D. Come si può assumere dallo stesso nome, un insieme di punti dell’area che compone il rilievo ma in formato tridimensionale.
  • Nella nuvola di punti l’insieme di punti è caratterizzato da uno specifico sistema di coordinate (xyz) e da una collegata determinata intensità. Maggiore sarà la densità dei punti, maggiore sarà il tempo necessario per acquisire il rilievo.

 

Per ottenere una nuvola di punti è necessario l’utilizzo di software e laser scanner. L’elaborazione prevede 3 fasi:

 

  1. Scansione del rilievo o dell’architettura in considerazione;
  2. Registrazione e allineamento delle varie scansioni effettuate,
  3. Generazione della nuvola di punti in un modello tridimensionale che può essere solitamente salvato nei seguenti formati: LAS, LAZ, PLY, BIN, XYZ, ASCII ed esportata anche in programmi CAD e GIS.

 

La nuvola di punti risulta oltretutto particolarmente utile anche per un secondo scopo, ovvero quello di ottenere un modello mesh, ovvero un modello formato da figure poligonali che descrivono in maniera specifica la forma di ciò che si è andato a rilevare: più densi sono i poligoni, migliore sarà la risoluzione.

 

È chiaro quindi che il primis, per ottenere una nuvola di punti, è necessario possedere i giusti strumenti.

 

Tecniche di rilievo e strumenti utilizzati per la nuvola di punti

 

Per ottenere il rilievo di aree e oggetti architettonici e poi disporre di una nuvola di punti, si possono utilizzare varie tecniche:

 

La Fotogrammetria

Consente di ottenere attraverso l’elaborazione di immagini la posizione, la dimensione e la forma dell’oggetto rilevato grazie a due tipologie di camera tra cui scegliere: quella metrica o quella stereoscopica. Il processo di fotogrammetria si sviluppa in 3 fasi:

 

  1. La presa: si fotografa l’oggetto da due punti di vista distinti con uno dei due tipi di camera precedentemente nominati.
  2. L’orientamento dei fotogrammi: i fotogrammi vengono orientati in modo da poter ottenere un modello 3D
  3. La restituzione: ovvero la ricostruzione del modello tridimensionale che permette di rilevarne la forma e le dimensioni.

 

Il Laser Scanner

È ciò senza il quale non potremmo ottenere la nostra nuvola di punti. Funziona attraverso un raggio laser che riesce a identificare la posizione precisa dell’oggetto che si sta rilevando in base a variabili quali tempo di ritorno, angolazione del laser scanner e altri fattori.

 

In base al funzionamento del dispositivo laser scanner, possiamo raggrupparne tre tipologie:

 

  • Time of Flight (TOF): la distanza si calcola in quello che viene chiamato il tempo di ritorno ovvero il tempo impiegato dal laser dal momento che la luce viene emessa a quando ritorna. Il dispositivo che emette e riceve il segnale è lo stesso
  • Phase Shift (a differenza di base) misura la distanza tramite la conoscenza della differenza tra “la fase dell’onda laser nel momento in cui il segnale viene emesso e la ricezione dell’impulso”. Anche qui abbiamo un unico dispositivo che emette e riceve il segnale.
  • Triangolazione: cui entra in gioco la trigonometria e cambia anche il fatto di avere due dispositivi distinti, uno che emette il segnale e uno che lo riceve. Tra i tre è quello che permette di ottenere maggiori dettagli del rilievo ma ha bisogno di distanze più ravvicinate. Ciliegina sulla torta: i dispositivi di rilievo includono all’interno anche macchine fotografiche in grado di restituire i colori dell’oggetto che si è andati a rilevare, contribuendo ad ottenere un risultato ancora più reale. Ciò che potrebbe rendere difficile ottenere un risultato vicino alla perfezione tramite questo strumenti sono le zone d’ombra, superfici non chiaramente visibili e la distanza a cui lo strumento può rilevare. Ma è sufficiente effettuare il rilievo da diversi punti per ottenere un modello quanto più federe possibile a ciò che l’occhio vede. Tecnologia SLAM e laser scanner. L’innovazione di effettuazione del rilievo è rappresentata dalla tecnologia SLAM (Simultaneous Localization And Mapping) grazie alla quale è possibile ottenere la nuvola di punti senza individuare dei punti fissi ma potendo muoversi effettuando scansioni dell’oggetto da rilevare. Muovendosi in uno spazio lo strumento individua una mappa dell’ambiente senza l’uso del GPS. Veicoli e droni possono inoltre essere strumenti utili sui quali istallare gli strumenti e poter rilevare l’intera area in tempi brevi. Funzionamento del laser scanner. Gli elementi che compongono il laser scanner sono proiettore e camera. Durante la rilevazione dell’area o dell’edificio rilevano la superficie originando punti per poi poter ricreare spigoli e lunghezze. Per misurare la distanza viene utilizzata la triangolazione, prendendo in considerazione gli angoli noti formati da posizionamento dell’oggetto da rilevare, il proiettore e la camera. Si possono trovare diversi tipi di scanner in commercio: quelli portatili, il cui utilizzo è simile a quello di una videocamera, o quelli a stazione fissa, una specie di macchina fotografica su piedistallo che esegue la scansione in autonomia che richiede però lo spostamento del laser in varie posizioni per rilevazioni da diversi punti di vista.

 

Per ottenere una quanto più dettagliata nuvola di punti è necessario impostare anche una risoluzione elevata e qui i tempi di scansione andranno da qualche secondo (bassa risoluzione) a qualche minuto (alta risoluzione).

 

Una volta ottenuto il rilievo dell’oggetto d’interesse si importano le scansioni tramite appositi software seguente una serie di passaggi:

 

  • Una volta importate e registrate, collegare le diverse scansioni tra loro;
  • Eliminare le parti superflue della nuvola di punti ottenuta;
  • Procedere alla modellazione in un software appropriato. Attenzione che nel caso di rilevazioni con tante informazioni, le scansioni avranno dimensioni elevate e servirà un hardware potente per elaborare le varie fasi.

 

Cos’è lo Scan2BIM?

Il procedimento Scan to BIM ci porta ad ottenere il modello BIM di cui abbiamo bisogno per la modellazione. Nello Scan to BIM si compie un processo di ingegneria inversa in cui si ha un edificio e da questo si ottiene il modello BIM. Come? Grazie alla nuvola di punti. Attraverso questa tecnologia è possibile la condivisione dell’oggetto rilevato a più persone, senza che queste si rechino in loco avendo a portata di mano tutte le informazioni utili riguardo lo stato dell’edificio o dell’area rilevata quali materiali, misure, numero delle aperture, etc…

Seguite le fasi necessarie e arrivando a ottenere la nuvola di punti desiderata, come possiamo ora gestirla e generare il modello BIM? Fondamentale è avere a disposizione software BIM che tramite appositi strumenti permettano di riconoscere e individuare gli elementi presenti nel modello nel quale sarà possibile individuare tutti gli elementi che lo compongono quali muri, porte, piani e restituirne tavole grafiche, cronoprogramma, computo, etc…

 

Dallo Scanner alla modellazione BIM

Una volta che si è rilevata la superficie o l’oggetto in studio, dopo aver eseguito le fasi di importazione e gestione, è possibile utilizzare la modellazione BIM per crearne il modello tridimensionale di potrà proseguire alla modellazione della nuvola di punti. L’innovazione che presenta la tecnologia BIM sta nel riuscire a creare un modello digitale dalle caratteristiche funzionali e fisiche di una struttura, cosa che la tecnologia precedente non era in gradi di fare. Indifferentemente se si tratta di un edificio, uno spazio aperto, un elemento architettonico, grazie a questo tipo di tecnologia si riesce a mappare tutto compresi dettagli, luce, e perfino impatto ambientale, quindi riuscendo ad analizzare anche di un futuro più lontano. Il modello BIM non si presta utile soltanto a livello di progettazione, questo è utile anche in fase di costruzione e manutenzione, rendendo più accurate le previsioni e riducendo gli errori. È, per così dire, la carta d’identità dell’oggetto in studio, che si aggiorna nel tempo, fino a quando, per esempio, l’edificio viene demolito.

 

I 5 Vantaggi della nuvola di punti e qualche svantaggio

La nuvola di punti racchiude in sé vantaggi operativi, funzionali e logistici:

  1. Velocità: acquisizione del rilievo in tempi brevi con conseguente risparmio di tempo e di denaro. La rilevazione che si ottiene è precisa al millimetro e questo fa si che non si debba ricorrere ad ulteriori rilevamenti per correggere eventuali errori.
  2. Enorme quantità di dati registrabili: proprio grazie al laser scanner è possibile raccogliere un gran numero di informazioni dell’oggetto che si deve analizzare.
  3. Tanto dettagliata quanto reale: la rilevazione che risulta dalla nuvola di punti è definitivamente molto vicina alla realtà, una gemella della stessa soltanto in versione virtuale, e ciò rende possibile anche visualizzare eventuali possibili problemi.
  4. Precisa: conseguenza diretta dell’essere incredibilmente fedele alla realtà, la precisione della rappresentazione dell’oggetto rilevato nella nuvola di punti. Oltre al fatto che l’area rilevata sia in 3D, si può anche calcolare la distanza tra punti e confrontarla con altri modelli ottenendo un vero e proprio modello digitale e una possibile navigazione virtuale dello stesso.
  5. Ad utilizzo metrico: è possibile misurare distante direttamente sul modello ottenuto dalla nuvola di punti.

 

Unica cosa a cui fare attenzione: se si vuole più precisione, bisogna disporre di un hardware sufficientemente potente. Infatti se all’interno della nuvola di punti il numero di punti è elevato, il file che ne deriva risulterà pesante.

 

Gli svantaggi che potrebbero derivare dalla volontà di ottenere la nuvola di punti dipendono dalla modalità nel crearla:

 

  • I costi degli strumenti che variano a seconda della precisione e della risoluzione;
  • La difficoltà nella gestione della nuvola di punti, specialmente se contenente molte informazioni,
  • Mancanza di restituzione grafica degli elementi architettonici automatica.

 

Applicazione della nuvola di punti

Il metodo di rilievo grazie a tecnologia laser è utile per restauri e conservazioni, interventi su edifici, rilievi complessi, realizzazioni di modelli in realtà virtuale e modalità digitale, rilevamenti delle condizioni di aree o edifici danneggiati. La nuvola di punti rappresenta, quindi, sicuramente uno strumento in grado di semplificare lo studio di aree ed edifici e che prevede l’utilizzo di strumenti che riescono a restituire immagini fedeli alla realtà potendo modellarle poi a livello digitale, spiccando, oltre che per precisione, anche per poter essere applicata in più campi.

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BIM: Cos’è e Come Funziona

Il BIM è un particolare processo usato dai professionisti dell’architettura e delle costruzioni per la creazione e la gestione di tutte quelle informazioni inerenti ad un progetto. La particolarità di questa metodologia è che racchiude tutte le informazioni dell’intero ciclo di vita di un’opera, in un modello digitale. Dalla progettazione alla costruzione, fino alla demolizione.

Sta per Building Information Modeling e comprende una vera e propria descrizione digitale dettagliata in ogni suo aspetto. Il tutto avviene attraverso un processo di collaborazione tra architetti, ingegneri, costruttori, ecc.. che aggiunta dopo aggiunta vanno a formulare un modello digitale che contiene tutte le informazioni utili alla realizzazione del progetto.

Da qui prende forma un modello dinamico e condiviso in 3D che contiene la geometria del progetto, i materiali utilizzati, la struttura, caratteristiche termiche ed energetiche.

L’utilizzo del BIM

Il BIM viene usato come uno strumento di condivisione e gestione di tutte quelle informazioni utili per la creazione e gestione di un progetto. Quando il progetto entra nella fase di costruzione, le informazioni sviluppate possono essere utilizzate per pianificare e costruire in modo più efficiente. Laddove siano necessarie revisioni del progetto, eventuali modifiche possono seguire il processo concordato in modo trasparente e registrato.

Infine, quando il progetto di costruzione è completo, le informazioni che sono state registrate possono essere utilizzate per far rendere al meglio il bene, come per la manutenzione e la gestione dello stesso. Le informazioni in tempo reale sulle caratteristiche dell’asset sono create in modo che gli aspetti dell’asset realizzato costituiscano un “gemello digitale” del tutto equivalente.

L’Importanza dei Software

Passando al lato Software, è importante tenere a mente che il BIM non è un particolare software, quindi non stiamo parlando di un particolare programma per computer. Il BIM è un processo che fornisce ai professionisti del settore una rappresentazione digitale delle caratteristiche fisiche e funzionali di una struttura. E’ quindi una metodologia di lavoro che si basa su lavoro collaborativo, e che raggruppa più processi di sviluppo. Questi processi possono essere svolti con diversi Software.

Ci sono molte soluzioni software per quanto riguarda il BIM. La cosa più intelligente da fare è sicuramente scegliere di utilizzare un particolare Software invece che un altro in base al processo che si deve svolgere. 

La funzione dei sistemi BIM va oltre la semplice progettazione assistita da computer (CAD). Se utilizzato correttamente, può aiutare a ridurre i costi, individuare e correggere gli errori prima che si verifichino nella costruzione effettiva e accelerare i processi di costruzione.

Il software di architettura BIM offre a ingegneri e architetti gli strumenti e le informazioni giuste per pianificare, progettare, costruire e gestire la costruzione di edifici e infrastrutture in modo più efficiente.

Alcuni dei pacchetti a disposizione dei professionisti del settore AEC per la modellazione BIM per lavorare in modo collaborativo e simultaneo sui loro progetti sono:

Revit

E’ uno strumento di modellazione delle informazioni sugli edifici per l’ingegneria strutturale, l’edilizia e la progettazione architettonica. Sicuramente uno dei pacchetti software più popolari sul mercato. Molto utilizzato da ingegneri, architetti e designer.

Caratteristiche principali: strumenti multidisciplinari, modelli immersivi, visualizzazioni dettagliate, immagini documentate.

ArchiCAD

Uno strumento 3D per la progettazione e la modellazione. Compatibile con desktop Mac e Windows, viene utilizzato da urbanisti, architetti e designer per migliorare i processi del flusso di lavoro di progettazione. Considerata una delle prime implementazioni BIM, ARCHICAD è un pioniere degli strumenti CAD che hanno la capacità di creare geometrie sia 2D che 3D.

Caratteristiche principalio: il suo design algoritmico che aiuta a evitare divari tra la progettazione in fase iniziale e il BIM, il suo flusso di lavoro aperto che consente la partecipazione dei membri del progetto indipendentemente dallo strumento utilizzato.

BIM Specialist: quali sono le competenze che deve avere?

In un mondo che si evolve velocemente, il fronte della digitalizzazione non rimane a guardare. La posizione di BIM Specialist è una delle posizione lavorative più ambite degli ultimi anni, perché si vede in questa figura il futuro della realizzazione di un immobile.

Possiamo definire il BIM Specialist come un tecnico esperto della modellazione informativa di un progetto. Non deve essere in grado solo di creare, ma anche di organizzare e gestire le varie fasi del processo di costruzione.

La conoscenza di Software come Revit o ArchiCAD è fondamentale. Possiamo considerare Revit come un software chiave per realizzazione di un BIM, perché contribuisce nel processo di progettazione e costruzione. 

Un BIM Specialist dovrebbero anche avere una conoscenza approfondita di tutti quei processi che comprendono la costruzione di un edificio e la gestione dello stesso. Ciò significa che conoscere gli aspetti tecnici di altre discipline è estremamente vantaggioso.

Elenchiamo qui di seguito alcune delle competenze che un BIM Specialist deve avere:

  • Saper utilizzare Software di ultima generazione per la realizzazione di un modello BIM
  • Avere conoscenze approfondite delle normative inerenti al progetto
  • Supportare o redigere il piano di gestione delle informazioni inerenti al BIM
  • Capacità di usare ed eventualmente formulare la documentazione tecnica
  • Gestire le librerie aziendali, che riguardano i modelli e i vari elaborati
  • Conoscere, seppur in modo basilare, le diverse aree di competenze tecniche, al fine di garantire un’opportuna gestione del BIM
  • Saper gestire le eventuali interferenze e i conflitti che possono sorgere durante la fase di sviluppo

Il ruolo del BIM Specialist nel processo creativo non è sicuramente un ruolo da sottovalutare, ed insieme al ruolo di BIM Coordinator e di BIM Manager, costituiscono la chiave di sviluppo e gestione di un BIM.

Per diventare BIM Specialist è necessario scegliere l’ambito di competenza (architettura, struttura, infrastruttura), al fine di garantire le abilità tecniche previste dalle normative. La padronanza di Software di modellazione 2D e 3D è essenziale, perché costituisce il punto di partenza dell’intero processo. Un BIM Specialist utilizza diversi Software, in base alle competenze maturate. La selezione del software viene condizionato anche dal tipo di procedura che si vuole attuare.

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Perché gli architetti dovrebbero usare il BIM

Il Building Information Modelling o BIM è lo strumento utilizzato per rappresentare in maniera digitale un edificio o un’area mostrandone caratteristiche fisiche, tecniche e funzionali quali dati grafici, isolamento acustico, ciclo di vita presunto, isolamento di una finestra,….

È quindi una tecnologia che torna utile, o addirittura fondamentale nella progettazione di un’opera da parte di un architetto (e non solo). Vediamo perché.

1. Tutti i dettagli per tutti

Grazie allo strumento BIM, nella fase in cui si progetta graficamente un’opera, l’architetto può aggiungere tutti gli appunti che devono essere poi comunicati ai professionisti con cui il progetto verrà condiviso; il tutto in un solo file. Ed è proprio questo il punto forte della tecnologia BIM: poter realizzare un modello collaborativo, che permette di integrare informazioni riguardanti ogni fase della progettazione, da quella architettonica a quella gestionale. In questo modo si ha una sinergia di tutte le competenze dei diversi professionisti che lavorano al progetto, mostrando, in un unico modello tutte le informazioni utili, anche le più dettagliate quali stratigrafie, materiali, volumi, aree, dimensioni, forme, … .

2. Velocità nella progettazione

Ottenendo un progetto unico contenente tutte le informazioni necessarie a chiunque lavori al progetto, non c’è la necessità di scambiare documenti. Nello scambio di documenti tra tutti i professionisti, ognuno può aggiornare il documento secondo le proprie competenze, adattandolo con correzioni o miglioramenti. Ciò significa che ogni documento deve poi essere aggiornato di conseguenza. Con la tecnologia BIM, avendo un progetto digitale, utile a tutti i reparti specialistici e condiviso tra i professionisti di ogni settore, qualunque modifica venga aggiunta, viene resa visibile a tutti nel momento in cui viene apportata, evitando così anche eventuali errori o incongruenze che potrebbero invece verificarsi quando il progetto è sviluppato in più documenti.

3. Comunicazione chiara del progetto architettonico

Da non sottovalutare è la fase della progettazione. Il progetto deve sempre essere esposto al committente ma talvolta si possono incontrare delle difficoltà nello spiegare come si sviluppa l’opera in quanto non sempre al committente elaborati tecnici come piante, prospetti e sezioni sono così chiari da comprendere – soprattutto per quanto riguarda luce, materiali e dettagli più precisi. Con lo strumento BIM si ha il progetto in 3D, una vera e propria anteprima di come poi l’opera risulterà dal vivo, dando così fin da subito un’idea chiara di quello che sarà il risultato finale, quella che è conosciuta come architectural visualization (Archiviz).

Possiamo quindi dire che gli architetti dovrebbero utilizzare BIM per creare un progetto collaborativo, accorciandone i tempi e migliorandone la comunicazione. Per gli architetti, l’utilizzo della tecnologia BIM da sicuramente un vantaggio competitivo rispetto a chi non la usa, potendo mostrare fin da subito e nei minimi dettagli come sarà l’opera durante tutto il suo ciclo di vita.

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